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Surface, una storia lunga 5 anni [Editoriale]

Era il 18 Giugno 2012 quando Microsoft iniziò la sua avventura nel mondo hardware consumer con la presentazione della prima serie di tablet Surface, Surface Pro e Surface RT, lanciati sul mercato dall’ormai ex CEO Steve Ballmer e che già allora aveva visto presentarsi sulla scena quel personaggio vulcanico e istrionico di Panos Panay, oggi Vicepresidente della divisione Device di Microsoft.

Sono trascorsi ormai 5 anni e di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. In realtà non era la prima volta in cui a Redmond si cimentavano nella produzione di hardware proprietario da lanciare sul mercato.

Tralasciando il lancio di XBOX, avvenuto molto prima con l’intenzione da parte di Ballmer di far concorrenza a Sony Playstation nell’ambito del Gaming domestico e che indubbiamente si è rivelato nel tempo un’ottima intuizione visti i numeri realizzati, non possiamo non citare lo storico Zune, lettore multimediale che, al contrario, ha conosciuto fortune alterne per poi avere un triste epilogo schiacciato dalla semplicità e intuitività di iPod di Apple.

La vicenda Surface in realtà nasce molto prima della sua declinazione consumer con quel tavolo, appunto Surface, nato nei primi anni 2000 nei laboratori Microsoft, progetto poi approvato e condiviso dallo stesso Bill Gates, con l’intento di dimostrare le capacità tecnologiche di Redmond e successivamente declinato in un prodotto dimostrativo con scopi di intrattenimento all’interno di Casinò o studi televisivi.

La necessità di un device compatto che potesse valorizzare ed esaltare le peculiarità del nuovo Sistema Operativo Windows 8 che Microsoft avrebbe lanciato nel 2012 portò poi la dirigenza ad approvare il lancio di uno o più device hardware compatti a supporto del nuovo OS.

L’idea di Surface nasceva con lo scopo di dimostrare quali nuovi concept e form factor di prodotti era possibile realizzare attorno al nuovo Windows 8 introducendo una nuova tipologia di utilizzo in parte tablet, in parte computer. Insomma un salto in avanti, o presunto tale, per superare il concetto di tablet e di computer come entità separate.

I partner poi avrebbero dovuto seguirne le tracce lanciando sul mercato le proprie versioni di Surface, un intento questo che per i primi anni ha incontrato più di un ostacolo data la vicenda Windows RT.

Infatti come non ricordare la serie Surface RT e RT 2 del 2012 e 2013, più accattivante esteticamente rispetto ai fratelli maggiori Pro e Pro 2, ma più limitata nell’utilizzo a causa di un Windows RT che ne ha poi decretato il sostanziale insuccesso commerciale dati i limiti che l’OS poneva all’utente con l’impossibilità di lanciare applicazioni .exe e nello stesso tempo basandosi su uno Store partito in ritardo rispetto alla concorrenza di Apple e Google e allora alquanto scarno di APP rispetto ai competitor.

Diverso il discorso della serie Pro che invece vedeva il proprio limite iniziale nel form factor a 16:9 e nel peso eccessivo delle prime due versioni.

Non è un caso infatti che, salvo rare eccezioni, nessun partner storico di Microsoft abbia lanciato una sua versione del convertibile di Microsoft, frenato dall’inziale scarso successo di immagine, prima che di vendite, dei device di Redmond, specialmente nelle sue edizioni RT, in un mercato assolutamente impreparato e poco propenso a comprendere questa nuova tipologia di prodotti.

In Microsoft si decise quindi di eliminare le declinazioni su base ARM del proprio convertibile per puntare più in alto con la serie Pro per arrivare al 2014 con il dispositivo che ha poi segnato una svolta nella divisione Surface, il Surface Pro 3.

Un nuovo form factor a 3:2, una linea decisamente più sottile e attraente, un kickstand di appoggio non più limitato a 1 o 2 posizioni, una nuova tastiera non più touch ma quasi classica nonché finalmente un comparto batteria più adatto ad un dispositivo votato alla mobilità cambiano la percezione del prodotto e ne decretano quasi subito un successo di immagine a cui seguono vendite più robuste rispetto ai predecessori.

Finalmente anche i partners Microsoft iniziano a puntare più convintamente sul concetto di convertibile in un mercato in cui nel settore tablet a farla da padrone sono Android e iOS.

Insomma, Microsoft con Surface Pro 3 vede giusto e l’anno successivo decide di declinare in salsa più economica la serie Pro con il nuovo Surface 3 su base Intel e con a bordo Windows 8.1, seppur in edizione Home e non Pro, nonostante una soglia di ingresso decisamente più bassa. Anche in questo caso il nuovo arrivato, entry level della gamma, realizza comunque performance migliori rispetto ai 2 predecessori su base RT.

Nella divisione Surface, ormai stabilmente capitanata da Panos Panay, sono sempre più consapevoli di quanto i nuovi device siano apprezzati e stiano diventando il riferimento per il mercato dei convertibili, motivo per cui iniziano ad accelerare e sul finire del 2015 presentano ben 2 nuovi prodotti, il Surface Pro 4 naturale evoluzione del Pro 3 con evidenti miglioramenti sulla penna, ora con attacco magnetico e 1024 livelli di pressione, sulla batteria, sul display, sulla tastiera ora con tasti separati e con corsa più ridotta, sul peso e sullo spessore del device, e a sorpresa Surface Book, un nuovo concept di laptop staccabile, segno di un iniziale allargamento della gamma.

Ormai non si contano più i cloni del convertibile Microsoft, imitato in tutti i modi dai prodotti dei partner, diverso invece il discorso per il Book, sostanzialmente rimasto un unicum e comunque massima espressione del concetto di laptop classico e all’occorrenza di tablet.

L’attenzione della stampa e del pubblico e, cosa ancora più importante, dei partner è ormai acquisita, i device portatili hanno la strada tracciata, ora occorre proporre qualcosa di unico nel mercato dei computer fissi ed ecco arrivare, lo scorso autunno, Surface Studio, un nuovo oggetto del desiderio, seppur con una piattaforma hardware potente ma non aggiornatissima. A supporto Surface Dial, nuovo controller che esalta le peculiarità dello Studio e nello stesso tempo offre nuove modalità di interazione con i device Surface.

Poco importa che lo Studio sia largamente il Surface dal costo più alto, poco importa che la produzione sia partita soltanto ad inizio 2017, poco importa che si tratti di un prodotto di nicchia rivolto ai creativi spesso abituati al classico iMac magari con Wacom annessa, l’effetto scenico e di immagine Microsoft lo ottiene ancora una volta, ed è quello che interessa.

Inevitabilmente lo Studio rimane sostanzialmente inimitato sul mercato, dato anche il livello di prezzo del device e il pubblico a cui si rivolge, ma l’effetto di prodotto di riferimento è assicurato. Il valore del “Brand” Surface, sinonimo di innovazione, qualità e tecnologia, è assodato e a Redmond ne sono ben consapevoli, ecco perché un ulteriore allargamento della gamma è all’orizzonte.

Occorre attendere il mese di Maggio perché Microsoft lanci sul mercato il suo primo Laptop tradizionale, seppur con quella finitura in alcantara che lo distingue dai prodotti concorrenti.

E siamo a Surface Laptop il cui scopo è ben diverso, opposto se vogliamo a device di nicchia come lo Studio o il Book. Niente features particolari, nessun aspetto “convertibile” ma questa volta si va sul sicuro, sul rodato, ma con lo stile Surface, quindi alta qualità, peso contenuto, linea elegante, sicuramente la più elegante della gamma, uso tradizionale in quanto laptop classico rivolto ad un pubblico di massa che non cerca soluzioni “strane”, che non è interessato al concetto di “convertibile” ma che ricerca un prodotto classico ma bello, attraente con quel tocco di classe in più, in questo caso l’alcantara, che lo possa distinguere dagli altri. Insomma un target d’utenza molto Apple se vogliamo e non è un caso che alla presentazione di

Surface Laptop Panos Panay ancora una volta se la prenda con Apple e con i Mac Book di cui il nuovo prodotto è destinato a diventare concorrente.

Infine arriviamo ad oggi, o meglio al recente 23 Maggio con la presentazione del nuovo Surface Pro che perde la classica numerazione progressiva che l’ha contraddistinto fin dalla nascita e che diventa finalmente maturo e, ancora una volta, il prodotto di riferimento per l’intera categoria dei convertibili, una nicchia in forte crescita.

La recente decisione di lancio mondiale dei nuovi Surface Laptop e Surface Pro e l’apertura a sempre maggiori mercati di Surface Studio e Surface Book sono il segno di quanto ormai a Redmond credano nella propria divisione hardware e nel brand faticosamente creato in questi anni con la loro gamma prodotti, una famiglia ancora incompleta sul versante tablet puro su base ARM e soprattutto lato smartphone/pc ma che, visto lo storico di questi anni, con i futuri device in arrivo potrebbe regalare più di una soddisfazione anche in settori che finora si sono dimostrati molto difficili per Microsoft.

I prossimi mesi, i prossimi anni ci diranno se a Redmond questa volta ci hanno visto giusto.