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Surface e quella voglia del grande salto [Editoriale]

Un nuovo programma, Surface Plus, rivolto a chi vuole acquistare un dispositivo Microsoft in modo semplice e con una piccola spesa mensile, magari con l’intento di cambiarlo con un prodotto aggiornato dopo 18 mesi; e ancora, una chiara strategia di “product placement” che vede dispositivi della famiglia Surface utilizzati in sempre più produzioni cinematografiche: Alien: Covenant, l’ultima in ordine di tempo, che segue i precedenti Prometheus, The Martian e indietro fino a Mission Impossibile 5, senza citare le trasmissioni televisive (americane) e le serie televisive dove i prodotti di Redmond fanno la loro bella comparsa.

Aggiungiamoci spot dedicati, gli ultimi usciti proprio in questi giorni che vedono protagonista il recente Surface Laptop, nonché campagne pubblicitarie, per lo più sempre su suolo americano, dedicate alla famiglia Surface, senza poi considerare, più in sottofondo, un piano dedicato all’utenza Business e aziendale interessata all’acquisto dei device di Redmond.

Mi sarà pur sfuggito qualcosa ma, con l’esclusione di Apple naturalmente, non sembra esserci tutto questo attivismo per i prodotti dei partner Microsoft e comunque non a questi livelli, se non forse per l’ultima incarnazione 2 in 1 di Samsung, i nuovi Galaxy Book da 10’’ e 12’’.

Insomma Microsoft sembra voler giocare con i grandi, Samsung e Apple soprattutto, storica nelle strategie di “product placement” con iPad e soprattutto Mac da anni in bella evidenza in decine di produzioni cinematografiche e televisive.

Rimane sempre il dubbio latente: ma i Surface non sono reference design per i partner? Non devono ispirare e basta? Non si è ripetuto in questi mesi e in questi anni, quasi come un mantra, che a Microsoft non interessa vendere i suoi dispositivi quanto piuttosto stimolare i produttori con nuove famiglie di prodotti? Siamo realmente sicuri di tutto ciò?

In fondo siamo alla quinta incarnazione di Surface Pro, con una storia che parte ormai dal lontano 2012, e nel frattempo si sono aggiunti un Surface Book, prossimo all’aggiornamento presumibilmente questo autunno, un Surface Studio e un Surface Laptop, senza considerare l’avventura di Surface RT, RT 2 e di Surface 3, ora non più in produzione.

Quale sarebbe l’utilità di Surface Laptop a livello di reference design? Nessuna, di ultrabook classici ne esistono a decine. Obiettivo non dichiarato (o forse sì)? Concorrere a livello di design e estetica con le ultime proposte Apple.

E d’altronde un’avventura iniziata 5 anni fa con una gamma prodotti inizialmente ridotta e poi costantemente estesa ogni anno ha oggettivamente poco a che vedere esclusivamente con l’intento di stimolare il mercato e i partner, o per lo meno lo scopo non è solo quello. Diversamente l’impresa si sarebbe già conclusa da tempo: cari partner, questa è la direzione da intraprendere, vi ho mostrato cosa e come fare, grazie e arrivederci.

E invece…  il prossimo autunno c’è da scommettere che verrà introdotto un nuovo modello di Surface, una nuova declinazione come puntualmente accade ormai tutti gli anni. Non mi interessa entrare qui nel merito di quale sarà, ma il fatto stesso che siamo qui a discuterne sulla base di quanto avvenuto finora è già un segnale.

Ne ho già parlato in altre occasioni ma in Microsoft credo siano ben consapevoli del valore dei loro prodotti e del brand “Surface” che, faticosamente e lentamente, hanno messo in piedi in questi anni quasi senza sbagliare un colpo, a differenza della vicenda Lumia che si è ormai conclusa come ben sappiamo.

Una strategia ambivalente che vede da un lato lo stimolo dichiarato verso i partner con lo scopo più generico di elevare il mercato dei dispositivi Windows, dall’altro l’intento, inizialmente latente, nascosto, ma ormai chiaro alla luce delle strategie di marketing di questi mesi e anni di crearsi una propria famiglia prodotti di assoluto riferimento per il mercato e che progressivamente possa rappresentare sempre più in ambito Windows l’alternativa ai prodotti Apple.

Gli ultimi dati IDC vedono il trend dei tablet “detachable” trainare un mercato tablet che comunque chiude in contrazione del 3,4% nonostante le nuove proposte di Apple, che invece cresce, e dei 2 in 1 Windows che, secondo l’istituto, sono le uniche famiglie che cresceranno nei prossimi mesi. L’istituto rileva come nella fascia alta del mercato tablet/convertibili le quote siano divise tra Apple con la famiglia iPad Pro e Microsoft con la famiglia Surface, poi il salto nel campo dei prodotti basici con numeri chiaramente nettamente maggiori ma comunque in contrazione.

Insomma, sembra che Microsoft abbia parzialmente raggiunto il suo obiettivo nella fascia alta del mercato con un riconoscimento della sua famiglia prodotti ormai assodato.

E d’altronde, ancora una volta, perché presentare ogni anno prodotti nuovi della famiglia Surface? Perché aggiornarli? Non sono solo “reference design”? Una volta… forse

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  1. Domenico ha detto:

    Ottimo editoriale, MS ha dato scelta agli utenti Windows di avere un prodotto Premium supportato per anni (cosa che ormai mancava, forse solo Dell). Nella famiglia Surface manca lo smartphone (o quello che sarà), purtroppo se mai uscirà dovrà scontrarsi con un pubblico che ha poca fiducia verso questo ambito e con un parco app azzerato. Se su desktop le app inizieranno a girare come si deve, il tutto sarà più semplice.

  2. FrancescoFR6 ha detto:

    Si tratta comunque di prodotti per una determinata nicchia, la massa non spende 1000 e oltre €

  3. GiobyOne ha detto:

    Ma non sembra anche a voi che in quella foto manchi qualcosa? ;)

  4. MatitaNera ha detto:

    mi piace questa faccenda di mettere sullo stesso piano la nicchia dei portatili 2in1 con l’enorme mercato smartphone / la consolazione di dire “abbiamo fallito nel mobile ma vedete nei portatili 2in1 come siamo bravi ?” è ridicola / i 2in1 stanno vendendo qualcosa nei due mercati asfittici, quello del pc e quello dei tablet, intanto le miliardate di device e la riconoscibilità di massa si fa in quell’altro mercato, da cui per il momento MS è fuori…

  5. #ludwig ha detto:

    D’accordo con l’editoriale, la cosa del “solo reference design” fa ridere i polli, ecco l’ho detto :P (non si capisce perché uno dovrebbe produrre in perdita solo per farsi bello coi partner…). Però non mi fido del pelato, capacissimo di cambiare idea ancora una volta. L’ha fatto su tutto, tranne che sul cloud (per adesso).

    • Luca Serri ha detto:

      Non mi risulta che la divisione Surface sia in perdita, anzi…

      • #ludwig ha detto:

        Ma sono quelli che sanno sempre tutto a dire che è solo “reference design”, senza alcun interesse per il mercato. Questi autodichiarati “esperti analisti”, con saccenza infinita, pullulano per i blog affermando la loro verità, e cioè che Microsoft ha esaurito il suo compito di riferimento, e ora “certamente” di ritirerà e lascerà spazio agli OEM, come i recenti cali nelle vendite “dimostrano” (!) :D
        A questi “esperti” credo sia dedicato l’editoriale, così come il mio commento precedente :P

    • massimo ha detto:

      Del pelato non mi fido nemmeno io

  6. Lukasss93 ha detto:

    Ricordo che nel film della Marvel “Doctor Strange” del 2016, sul tavolo di Strange c’era un Surface Pro 3 se non sbaglio che poi lancia per terra… (poverino!)

  7. Luca Serri ha detto:

    In parte ti sei risposto da solo: alla ggggente interessano gli smartphone, mentre PC, 2-in-1 e compagnia bella interessano a pochi. Ma a parte questo, anche dove c’è interesse (come appunto negli smartphone) chi spende cifre alte resta sempre (o quasi) una netta minoranza; è anche per questo che Surface è un prodotto volutamente di nicchia.

    • jockhorror ha detto:

      Io ho un concetto di nicchia diverso. Per me lo può essere un alienware, destinato proprio ad un determinato target di persone più o meno facoltose. Molti prodotti Apple, viaggiano sulla stessa fascia di prezzo ma vengono considerati per la massa (che chiamerei piu gregge..)

      • Luca Serri ha detto:

        Per me nicchia significa una minoranza di utenti, e Surface alla fine è per una nicchia, visto che costa tanto ed è un prodotto particolare (2-in-1).

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